Guida dell`antiquariato

Argenti antichi

Argentatura elettrolitica o galvanica

Verso la metà dell`800 Alessandro Volta e Luigi Galvani contribuirono con i propri studi ad inventare il sistema dell`elettro-placcatura a sistema galvanico (argentatura elettrolitica).
Và però detto che il vero percussore fu l`italiano Luigi Valentino Brugnatelli, che per un disaccordo o un litigio con l`Accademia francese delle Scienze, non riuscì a pubblicare la propria scoperta nelle riviste scientifiche del periodo e, cosa non ultima, aveva contro Napoleone Bonaparte.

L`argentatura elettrolitica, introdotta dopo l’invenzione dell’ Old Sheffield, permise d’argentare e quindi elevare esteticamente metalli meno nobili dell’argento quali il nickel, il peltro e l’ottone.
L`oggetto d`argentare veniva riposto in bacinella e immerso con soluzione apposita, mentre in altra bacinella sempre immerso in soluzione veniva messo un lingotto di argento puro.
I due venivano collegati ad un elettrodo ed una volta data corrente l`oggetto iniziava ad argentarsi.

Percursore di queste tecniche fu Charles Christofle.
Questa tecnica in uso dal 1850 al 1920 fu realizzata su diversi oggetti, spesso confusi con l`Old Sheffield, i quali vennero alcune volte punzonati con le seguenti sigle:

E.P.G.S. (Electroplating German Silver)
Silver Plate E.M. (Electroplated metal)
E.P.N.S. (Electroplated nickel silver)
E.P.N.S. A1 (Placcatura con doppio strato di argentatura)
E.P.B.M. (Electroplated britannia metal)
Arg.to (Argentato)

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Nel 1840 Elkington di Birmingham ottiene i primi brevetti per l’argentatura galvanica dei metalli, chiamata electroplating. I produttori che si convertirono alla nuova e più economica tecnologia andarono avanti, mentre molti altri produttori di old sheffiel, che non volevano sottomettersi agli Elkington, visto che avevano ormai il monopolio, e pagare una Royalty, ben presto chiusero i battenti.

La diffusione di oggetti ottenuti per ricopertura galvanica di argento ebbe uno sviluppo cosi`veloce, che nella famosa Great Exhibition di Londra del 1851, voluta dalla Regina Vittoria e dal Principe Alberto, quasi tutti gli oggetti argentati esposti erano ottenuti con questa nuova tecnologia. La tecnica di ricopertura galvanica consisteva nell’applicare una differenza di potenziale tra due elettrodi: un catodo, costituito dall’oggetto da argentare, ed un anodo, costituito da una lastra di argento puro. Venivano entrambi immersi in una soluzione acquosa di elettrolita (di solito solito cianuro d’argento): l’anodo si scioglieva progressivamente nella soluzione e l’oggetto che costituiva il catodo veniva ricoperto di argento.Alla fine del processo il manufatto appariva di colore bianco latte e doveva essere lucidato.

Questo processo provocava il parziale distacco dell’argentatura che era di consistenza porosa) e che, essendo d`argento a titolo 1000/1000 era molto soffice e delicata. L’argentatura veniva distribuita in modo uniforme su tutte le parti dell’oggetto, quindi le operazione di finitura erano quasi superflue.
Infatti non era neppure necessario preparare il fondo in modo preciso e scrupoloso togliendo i residui delle saldature, come era obbigo fare con l`old sheffield. Quindi dalla metà dell`800 vennero prodotti una quantità enorme di oggetti argentati per via galvanica, a discapito della qualità che era ormai scaduta inesorabilmente. Basti pensare che oggi è quasi impossibile trovare oggetti d`epoca Vittoriana che non siano stati riargentati o riparati.

In effetti cercarono di produrre oggetti di qualità e resistenti all`uso, ma i difetti di base di questa tecnologia non sono mai stati completamente eliminati.Inoltre il metallo base cambiò ben presto: tra i più utilizzati vi sono il nichel, poi il nichel silver o German silver, una lega a base di nichel, zinco e rame della famiglia della nostra argentana o alpaca.
In seguito il white metal o britannia metal (da non confondere col britannia standard dell`argento), una lega simile al peltro, a base di stagno con piccole aggiunte di antimonio e rame.
Queste nuove leghe avevano anche la prerogativa di essere dello stesso colore dell’argento e di nascondere le eventuali perdite di argentatura.
Informazioni da "Antichità il tempo ritrovato" - Cagliari