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Sheffield

Close Plating: l`argentatura dei metalli

Il cosidetto Close Plating è l`argentatura a fuoco dell`acciaio: una tecnica in uso fin dal 700 che permetteva di ottenere oggetti in ferro o acciaio rivestiti in argento.
Era una tecnica impiegata per piccoli oggetti destinati al taglio come ad esempio lame di coltelli, forbici, speroni o smoccolatoi per candele.

Questa tecnica consisteva nel rivestire un anima in acciaio o in ferro con argento.
Si portava a finitura strofinando il sottile foglio d`argento con una pietra d`agata o ametista.

Comunque, anche se in quantità molto minori, di questo tipo di oggetti ne esistevano anche in argento, ma anche in quel caso le lame erano sempre realizzate in acciaio argentato.
Questa tecnica, a differenza dell`Old Sheffield di cui parleremo in seguito, non aveva lo scopo di risparmiare sull`elevatissimo costo che aveva l`argento sul mercato, ma quello di realizzare oggetti che avessero una resistenza più evata dell`argento sterling.

Solitamente questi oggetti, destinati soprattutto a rifilare le candele e a tagliare gli stoppini bruciati (a quel tempo gli stoppini non bruciavano completamente come nelle candele odierne), erano posizionati su appositi piccoli vassoi realizzati in old sheffield plating e più raramente in argento.

Essendo impossibile far aderire direttamente l’argento all`acciaio o al ferro si preparava l`oggetto trattandolo prima con decapanti per togliere la sporcizia e dopo con particolari sostanze (solitamente sali d’ammonio) affinchè le superfici fossero pronte alle fasi successive del processo.

L`oggetto veniva poi ricoperto con stagno fuso e, prima che questo solidificasse, vi si faceva aderire un sottile foglio di argento di spessore leggermente inferiore ai fogli di alluminio utilizzati in cucina, diciamo una carta argentata.
Dopo la solidificazione, il tutto veniva rifinito e lucidato.
Solitamente usavano mettere degli pseudo hallmarks.
Risultano molto meno impressi di quelli che ci sono nei manufatti in argento sterling in quanto venivano punzonati prima della ricopertura con lo strato di argento.

Spesso i marchi (gli pseudo hallmarks) comprendevano il simbolo dell`argentiere costituito dall`intero nome, però impresso in due metà e ripetuto per due volte più un simbolo di derivazione alchemica o di altro tipo (ad esempio un fiore) ed una lettera: il tutto per dare l`impressione di una serie completa di marchi di garanzia.

Comunque spesso gli argentieri creavano confusione: ad esempio l`argentiere Londinese Savory, creatore di oggetti d`acciaio placcato a fuoco d`argento (Close Plating), era solito marcare i suoi manufatti con PS (che stava a significare Plated steel), ma il marchio era identico a quello di un notissimo argentiere inglese, Paul Storr, che col Close Plating non aveva mai avuto niente a che fare: questi marchi hanno indotto in errore anche i collezionisti più esperti.
Informazioni da "Antichità il tempo ritrovato" - Cagliari